Alla scoperta dei Borghi italiani

Alla scoperta dei Borghi italiani

Circa un anno fa il Corriere della Sera, analizzando alcuni dati forniti dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, conduceva un’inchiesta sul flusso turistico straniero verso il nostro Paese. Più dolori che gioie, considerando una tendenza, ancora oggi, in calo. Una svalutazione – se così possiamo definirla – dovuta ad una serie di fattori: dalla poca propensione delle nostre strutture al low cost alla carenza di ostelli, per citarne alcuni, che penalizzano la “migrazione” del popolo giovane.

Inoltre, nonostante gli ultimi incentivi governativi a visitare le città d’arte e le risorse paesaggistiche di casa nostra, le cose non sono migliorate. Mettendo da parte per un attimo il concetto di “vacanza feriale”, durante l’anno, le mete più ambite sono quelle “verdi”. Ma non nei parchi italiani, bensì in luoghi mozzafiato dall’altra parte del Mondo: Patagonia, Nuova Zelanda, Galapagos. Personalmente non amo molto le mete straniere, anche se sogno un viaggio a Lisbona – sui suoi sette colli lungo il fiume Tejo che declinano in una spettacolare insenatura naturale – o in Messico – tra l’urbanissima Città e l’inesplorato Chapas; amo muovermi in Italia, cercando di finalizzare al meglio la scoperta delle tradizioni enogastronomiche dell’Italia, uniche ed irripetibili, “frutto del connubio tra le caratteristiche del territorio di orgine ed il sapere tramandato di generazione in generazione”.

Questo cita il portale del Naturalmente Italiano quando introduce il quadro culturale e culinario delle nostre regioni, da Nord a Sud. Ho un punto di riferimento, tutto mio: vivere i borghi italiani, dove il concetto di valorizzazione è rispettato perfettamente, così come la cura, la trattoria tipica, il silenzio che irrompe tra le stradine dei centri storici.

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